... Due mesi di assenza. Dal blogghino, da Facebook. Due settimane di vacanza, già lontanissime. Due mesi di ennesimo lavoro estivo, pesante fastidioso ma necessario. Troppe cose da fare, troppo caos. Disordine, mentale e materiale. Una casetta incompleta. Un percorso da trovare. Tanti pensieri sedimentati, tante risposte finalmente trovate. Poter leggere di nuovo. Rimettere di nuovo mano a certi fogli. Fare pace con i ricordi (alcuni). Stare bene con le persone, volere bene. Mettere delle priorità. Parlare di filosofia orientale. Cercare disperatamente di fermarsi. Capire che non ci sono schemi, non ci sono tappe, non si può prevedere nulla. Fingere il meno possibile. Fare chiarezza. Fare a meno di Internet (farne un po' a meno). Fare a meno della tv. Stare a galla. Farsi rispettare. Pagare gli arretrati. Sperare. Riscoprire certe vecchie abitudini. Scoprire nuovi lati di sé. Ascoltare buona musica ma anche musica tamarra. Essere come si è. Aprire gli occhi. Ridere di pancia. Insegnare espressioni siciliane alle colleghe. Andare sul pedalò. Confidarsi. Leggere Casa Facile e Vanity Fair. Filmare lamantini, meduse, tartarughine e tartarugone. Cercare di diventare un elefantino da guerra. Far fiorire le piante. Lasciarsi alle spalle molte cose.
mercoledì 22 settembre 2010
Occasione di festa numero 29.
... Due mesi di assenza. Dal blogghino, da Facebook. Due settimane di vacanza, già lontanissime. Due mesi di ennesimo lavoro estivo, pesante fastidioso ma necessario. Troppe cose da fare, troppo caos. Disordine, mentale e materiale. Una casetta incompleta. Un percorso da trovare. Tanti pensieri sedimentati, tante risposte finalmente trovate. Poter leggere di nuovo. Rimettere di nuovo mano a certi fogli. Fare pace con i ricordi (alcuni). Stare bene con le persone, volere bene. Mettere delle priorità. Parlare di filosofia orientale. Cercare disperatamente di fermarsi. Capire che non ci sono schemi, non ci sono tappe, non si può prevedere nulla. Fingere il meno possibile. Fare chiarezza. Fare a meno di Internet (farne un po' a meno). Fare a meno della tv. Stare a galla. Farsi rispettare. Pagare gli arretrati. Sperare. Riscoprire certe vecchie abitudini. Scoprire nuovi lati di sé. Ascoltare buona musica ma anche musica tamarra. Essere come si è. Aprire gli occhi. Ridere di pancia. Insegnare espressioni siciliane alle colleghe. Andare sul pedalò. Confidarsi. Leggere Casa Facile e Vanity Fair. Filmare lamantini, meduse, tartarughine e tartarugone. Cercare di diventare un elefantino da guerra. Far fiorire le piante. Lasciarsi alle spalle molte cose.
lunedì 21 giugno 2010
Occasione di festa numero 28.

Oggi è il primo giorno d'estate! E finalmente anche il tempo atmosferico ne sta dando conto.
Come festeggiamo? Ovvio: si cucina!
O dovremmo dire si sperimenta...
A dir la verità l'invenzione risale a qualche giorno fa, alla sera della partita dell'Uruguay, quando in preda a mancanza di ispirazione culinaria mi aggiravo per la cucina in cerca di idee.
Eccovi quindi la ricetta della mia insalata Uruguay (copyright Sara Giorgia Battaglia, citatemi mi raccomando) o insalata a muzzo se così vi piace di più.
Aprite il frigo e cosa vedete? Sì, desolante tristezza... e poi? Per esempio, io vedo delle mozzarelle ciliegine, dell'insalatina valeriana (sarsét, per i piemunteis), dei wurstel, una scatolina di germogli di soia, una confezione di pisellini, del tonno in scatola.
Vi paiono mal combinati? E invece no, perché io sono sopravvissuta e posso raccontarvelo. Anche Jody ha fatto da cavia e ha gradito anzichenò, quindi bando agli indugi e aprite quel frigo!
Se siete in due mettete una ventina di mozzarelline, due scatole di tonno da 80 gr, 50 gr di valeriana (che è voluminosa, fa più scena che altro...), 4 wurstel di suino tagliati a rondelline, qualche cucchiaino di pisellini (io ho usato quelli medi della Valfrutta) e una scatolina da circa 100 gr di germogli di soia. Buttate alla rinfusa dentro una capiente insalatiera, condite con olio extravergine d'oliva e mescolate! Il sale non serve, è già contenuto negli ingredienti.
Ovviamente se siete soli dimezzate le quantità, o semplicemente andate a occhio, che in questi casi è la soluzione migliore.
Credetemi se vi dico che è andata a ruba! Si accettano critiche, suggerimenti, variatio e anche complimenti, se ce ne sono.
Buon inizio d'estate a tutti!
giovedì 10 giugno 2010
Occasione di festa numero 27.
Ricordo di avere già parlato, in un post di qualche mese fa, dell'importanza di sorridere. Ora, questo post mi sta tornando in mente nell'ultimo periodo, poiché al lavoro noto con un certo dispiacere che ci sono alcune persone perennemente, e a mio avviso senza giustificazione valida, "abbuttate" (parola palermitana molto calzante che indica persone a cui secca fare una cosa in particolare ma anche qualsiasi cosa in generale).La mia domanda ricorrente è: perché?
Qualcuno potrebbe dire, magari loro stessi: ho i miei problemi, sono pensieroso/a, ho sonno, oggi non ho proprio voglia, etc etc etc.
Bene: è colpa di chi vi sta attorno? E' giusto secondo voi regalare alle persone che vi circondano una faccia seccata, stanca, ma soprattutto non sorridente? Pensate forse che gli altri non abbiano guai o pensieri?
Ci sono persone che vivono drammi devastanti, ma a cui non manca mai un sorriso al momento giusto.
I semi della serenità, della comprensione sono come il polline: dove si posano, lì nasce nuova vita. E dove nasce nuova vita c'è positività, calma, chiarezza mentale. Un buon clima, in qualsiasi ambiente, crea un circolo positivo di benessere e agio psicologico che non può essere buttato all'aria dalla "poca voglia". Come dissi già allora, sorridere è gratuito e soprattutto contagioso: tu mi sorridi, io ti risorrido, tu hai in cambio semi positivi.
Ma se tu mi guardi seccato/a, manifesti un generico fastidio, sei sempre tagliente nelle risposte, non otterrai nulla da chi ti circonda. Sarai tollerato prima, escluso poi.
Quindi vedi di muovere i muscoli facciali e fai un bel sorriso. Ne beneficerai tu per primo/a.
mercoledì 9 giugno 2010
Occasione di festa numero 26.
Pronti?
Ingredienti:
180 gr di zucchero
180 gr di farina 00 + 1 bustina di lievito per dolci (o, in alternativa, 180 gr di farina che lievita)
2 vasetti di yogurt bianco (consiglio: usate il Muller o il buonissimo yogurt della Fattoria che ho acquistato in un distributore automatico qui a Collegno)
50 gr di burro tiepido
2 uova (di galline assolutamente allevate a terra, meglio ancora se biologiche... Un giorno vi parlerò delle terribili torture che le povere galline subiscono pur di far loro aumentare la produzione)
1 pizzico di sale.
A questo punto, si parte!
Prendiamo un bel recipiente e montiamo le uova con lo zucchero fino a ottenere una crema spumosa. Una volta ottenuto questo risultato, vi versiamo la farina setacciata, il pizzico di sale e il burro tiepido: solo dopo aver ricavato un impasto vellutato e dall'aspetto delizioso, aggiungeremo lo yogurt, che darà al nostro embrionale plumcake un profumo e una consistenza da favola.
Trattenete l'entusiasmo perché non è ancora finita. A questo punto prendiamo uno stampo da plumcake, lo spennelliamo di burro e ne inzuccheriamo le pareti interne - per non fare attaccare l'impasto eh! - e poi ci buttiamo dentro con voluttà infinita il frutto del nostro lavoro, da livellare opportunamente.
E il forno? Direte voi. Quella brutta bestiaccia che rovina sempre la nostra fatica e infrange le nostre speranze culinarie? In primis, ripetiamo insieme: il forno è un mio amico, lui mi aiuterà. Poi lo impostiamo a 180° facendogli qualche carezza e, una volta raggiunta la temperatura, sorridendo con occhi languidi gli affideremo il nostro stampino colmo di bontà per 40 o 50 minuti - mi raccomando usate lo stuzzicadente per verificare il grado di cottura! In ultimo dimenticavo, importantissimo: FORNO NON VENTILATO, sempre e comunque per tutti i dolci!!!
Nella spasmodica attesa dell'evento, ricordatevi, come saggiamente Misya consiglia, di NON aprire il forno per i primi 20 minuti di cottura pena l'afflosciamento.
Ora potete finalmente sedervi un attimo, respirare, chiudere gli occhi, e di tanto in tanto buttare un occhio attento all'interno dell'antro infernale anche solo per intimargli di fare bene il suo lavoro. Sfornato il plumchechino, dopo quei primi cinque minuti di adorazione e di ebbrezza-da-profumo-di-plumcake, godetevi la bontà di questo dolce e tenetelo gelosamente da parte per le colazioni dei prossimi giorni.
Yummy!
Ps. quello che vedete è proprio il plumchechino così amorosamente creato da me... Esaltato dalle bellissime foto scattate dalla mia dolce metà.
giovedì 3 giugno 2010
Occasione di festa numero 25.
Fare le cose con calma, una alla volta.Cenare lentamente.
Spegnere la televisione.
Guardare il tramonto dietro le montagne.
Pensare a una canzone che mi piace.
Chiacchierare con Jody.
Lavare i denti e mettere la cremina prima di andare a letto.
Leggere prima di dormire.
Sentire la mente chiara e sorridere.
Chiudere gli occhi e sognare.
venerdì 28 maggio 2010
Occasione di festa numero 24.
Oggi l'occasione di festa è che FINALMENTE mi hanno portato il mobile per lo sgabuzzino sicché FINALMENTE posso dare un ordine razionale a questa povera casetta ancora un po' caotica. Occasione di festa un po' egoistica ma concedetemela, dato che converrete con me che tenere tutte le scarpe in due borsoni giganteschi non è proprio l'ideale.
Mettere le cose al proprio posto fa stare meglio, non negatelo. Sì, vabbè, il disordine creativo, tutte quelle robe lì sono pittoresche finché si è adolescenti, ma poi, ma poi quando siamo NOI che dobbiamo rimettere tutto a posto, e pulire, e spolverare, perché non c'è più la nostra adorabile mamma a fare tutto questo, allora diventa spasmodica la ricerca del posto delle cose, quella porzione di spazio in cui stipare letteralmente tutti gli ingombri. Tenere la casetta pulita dev'essere un piacere, non un obbligo, santificare la casa lustrandola dalla mattina alla sera è una follia, allora basta davvero poco, basta trovare una sistemazione razionale per tutte le nostre cosine, per far sì che a) il lavoro diminuisca e soprattutto b) ci resti molto più tempo per fare cose piacevoli, tra cui scrivere il caro blogghino.
giovedì 27 maggio 2010
Occasione di festa numero 23.
C'è questa ragazza che abita sotto casa dei miei. Ha qualche anno più di me, è sposata, ha due figli. Quando, due anni fa, sono stata male, lei un giorno mi incontrò e, vedendomi provata, mi chiese cosa avessi. E io le raccontai. Lei mi rivelò di aver avuto un problema simile quando era più giovane, e che per questo era rimasta in mutua per sei mesi. E che poi, rimanendo incinta, tutto era ritornato a posto. Nessuna psicoterapia, nessun percorso per guardarsi dentro.Io stavo per iniziarlo, quel percorso, e dentro di me mi dissi: Sara, forse lei è più forte di te. Lei ce l'ha fatta da sola. Tu sei fragile. Tu sei debole.
Un paio di giorni fa, i miei mi raccontano che la ragazza sta male. Malissimo. E' dimagrita tanto, e ha raccontato a mia madre di essere caduta in una profondissima depressione dopo la nascita del secondo figlio. Non ha la forza di fare nulla, sta sempre da sua madre, non mangia. Il marito non sa più cosa fare.
Sono quasi certa che, in questi anni, non si sia mai fatta aiutare. Che abbia creduto che un evento esterno e comunemente considerato come gioioso, la nascita di un figlio, potesse risolvere i suoi conflitti e sanare le sue paure. Probabilmente lei stessa credeva di avere solo delle fisime, della tristezza senza importanza, qualcosa pronto ad andarsene così come era venuto.
Ma la depressione è una bestia, una scimmia, un avvoltoio appollaiato sulla tua spalla. Se ne sta lì, dorme, sta in silenzio. Però è lì, fa parte di te. Sei tu. Quel pezzettino di te ogni tanto si sveglia, e reclama tutta la tua attenzione. Lo fa con violenza, senza rispetto, prepotente e subdolo.
Ma, proprio perché è qualcosa che fa parte di te, solo tu puoi farla scomparire. In primis accettando che esiste. Poi, guardandola in faccia, la bestia. Ci vuole un coraggio, e ci vuole anche un aiuto. Qualificato. Una persona esterna ai nostri cari che ci guidi per mano nel percorso più duro della nostra vita. Che ci dia gli strumenti per riconoscerla, abbracciarla, capirla. E dolcemente accompagnarla fuori dalla nostra vita. Se la guardiamo sappiamo riconoscerla, e sappiamo cos'è che la fa svegliare. E cercheremo di evitare che si svegli di nuovo, o sapremo come affrontarla se proprio dovrà succedere.
Ma se questa forza, perché questa cari amici è la vera forza, non ce l'abbiamo, se pensiamo che questo non sia un grave problema, se pensiamo che gli eventi esterni, o i beni materiali, possano cacciarla via, pagheremo caro questo errore. Lei tornerà ad aggrapparsi alla nostra spalla, e si mangerà tutte le energie, l'entusiasmo. Ci farà lentamente morire dentro.
Se si sta male, BISOGNA chiedere aiuto. E la rinascita ci renderà migliori e più forti non perché gli altri sono deboli, ma perché noi, a loro differenza, quel nemico sappiamo riconoscerlo e affrontarlo. Ma occorre avere lo stomaco di fare tutto questo. Di sfatare tutta la superficialità e la mancanza di informazione che esiste sulla depressione.
C'è e va curata. Punto.
Uscirne è una meravigliosa occasione di festa.
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