
La donna allora andò da lui, gli rese omaggio e domandò: Hai un medicamento che riporti in vita mio figlio?
Ne conosco uno, rispose il Buddha, ma per prepararlo devo avere determinati ingredienti.
Sollevata, Kisagotami chiese: Di quali ingredienti hai bisogno?
Portami un pugno di senape disse lui.
La donna promise di procurarglieli, ma prima che se ne andasse il Buddha aggiunse: Bisogna che i semi di senape siano prelevati da una famiglia in cui non siano morti né figli, né coniugi, né genitori, né servitori.
Lei annuì e andò di casa in casa alla ricerca di quanto richiesto. Dappertutto la gente si mostrò disposta a darle i semi, ma quando Kisagotami si informò sugli eventuali lutti, non trovò alcuna casa a cui la morte non avesse fatto visita: in una era deceduta una figlia, in un'altra un domestico, in altre ancora il marito o un genitore. La donna non rinvenne una sola famiglia risparmiata dalla sofferenza della morte. Vedendo che non era sola nel suo dolore, depose il corpo esanime del figlio e tornò dal Buddha, il quale disse con grande compassione: Credevi di essere l'unica ad avere perso un figlio, ma la legge della morte è che in nessuna creatura vivente vi è permanenza."
Grazie Sarina...
RispondiEliminap.s. chicca, se ti va, passa a ritirare un simpatico premio su tazzina-di-caffè. Motivazione: tutte le sfumature della felicità in un unico blog ^_^
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